Sam Altman: vita morte e miracoli
Dall’ascesa nella Silicon Valley al ritorno alla guida di OpenAI, la carriera di Sam Altman mostra una tensione costante: parlare dei rischi dell’AI non significa accettare limiti al suo sviluppo. Il problema riguarda potere, valori e controlli.

Quando ChatGPT arriva al pubblico, il 30 novembre 2022, il suo volto diventa Sam Altman. La sua influenza, però, non nasce dall’aver scritto il codice del chatbot. Nasce dalla capacità di raccogliere capitali, convincere interlocutori e costruire alleanze.
Questa distinzione ci aiuta a mettere a fuoco la domanda centrale: chi può limitare quel potere quando accelerazione commerciale e prudenza entrano in conflitto? Altman parla apertamente dei rischi dell’AI. La sua carriera mostra quanto sia diverso riconoscerli e accettare un controllo capace di rallentarlo.
Prima del successo, le alleanze
Altman nasce nel 1985. A otto anni riceve un Macintosh LC II e sviluppa la convinzione che i computer, un giorno, potranno pensare e parlare. In famiglia assorbe fiducia nelle proprie capacità e un dovere di aiuto verso gli altri.
Al liceo, dopo il coming out, prende posizione contro il rifiuto di alcuni studenti di ascoltare un ospite omosessuale. Ha 17 anni e frequenta una scuola conservatrice: il consulente scolastico attribuirà al suo intervento un cambiamento duraturo nell’istituto. La capacità di spostare il consenso appare presto.
Nel 2003 si iscrive a Stanford. Lascia poi gli studi per Loopt, applicazione di geolocalizzazione fondata con l’allora compagno Nick Sivo. Sequoia Capital investe 5 milioni di dollari, ma il prodotto non conquista il pubblico. Nel 2012 viene venduto per 43 milioni: l’acquisizione gli procura risorse, senza trasformare l’app nel successo che aveva cercato.
Peter Thiel lo aiuta ad avviare Hydrazine Capital; nel 2014 Paul Graham gli affida la presidenza di Y Combinator, l’incubatore da cui sono passate Airbnb e Stripe. Graham arriva a paragonarlo al giovane Bill Gates. Il riconoscimento precede un suo grande successo di prodotto.
Nel 2017 Altman valuta anche una candidatura a governatore della California e pubblica un manifesto politico, poi rinuncia. Il suo potere crescerà fuori dalle urne.
La promessa di apertura incontra il capitale
Nel 2015, durante una cena nella Silicon Valley, Altman, Elon Musk e alcuni ricercatori discutono del vantaggio di Google nell’AI e del rischio di una futura superintelligenza incontrollabile. OpenAI nasce come risposta: un laboratorio senza scopo di lucro, al servizio dell’umanità anziché degli azionisti, con la promessa di condividere la ricerca.
Alla missione viene associato l’altruismo efficace, nella lettura che giustifica l’accumulo di ricchezza e potere se impiegati per massimizzare il bene collettivo. È anche una giustificazione conveniente per chi vuole accumularli. Altman aveva già scherzato su un’AI probabilmente destinata a distruggere il mondo, senza per questo escludere enormi successi imprenditoriali prima della catastrofe.
Nel 2018 Musk lascia OpenAI; seguiranno contenziosi. Nel 2019, con l’aumento dei costi di addestramento, viene introdotta una struttura a profitto limitato. Microsoft entra con un miliardo di dollari, cui seguirà un investimento da dieci miliardi. Dissensi successivi porteranno alcuni ricercatori alla fondazione di Anthropic, futura grande rivale.
La distanza dalla promessa iniziale emerge anche nel 2023, a Monaco: Altman chiede al pubblico se il prossimo modello debba essere open source. La sala è favorevole; lui chiarisce che non lo sarà. Consultare non significa condividere la decisione.
ChatGPT e la scelta di pubblicare comunque
Il lancio di ChatGPT rende visibile il metodo. Secondo i racconti sulla preparazione, il gruppo di lavoro si oppone all’uscita perché considera il modello ancora immaturo. La sera precedente, il direttore scientifico Ilya Sutskever gli sottopone dieci domande difficili: soltanto cinque risposte lo convincono. Altman autorizza comunque la pubblicazione, che descriverà come una scommessa calcolata.
Il chatbot viene messo online come anteprima di ricerca, annunciato da un tweet. I numeri riportati sono impressionanti: un milione di utenti in cinque giorni e cento milioni in due mesi, una crescita allora descritta come la più rapida nella storia di internet.
Il sistema, però, inventa informazioni esponendole con sicurezza: sono le cosiddette allucinazioni. La difesa di Altman è che il mondo debba familiarizzare subito con l’AI, mentre la posta in gioco è ancora relativamente bassa. È la sua valutazione del momento opportuno per esporre il pubblico alla tecnologia.
Un aneddoto attribuito a quei giorni mostra l’altra faccia dell’ottimismo: a casa, con il compagno Oliver, Altman avrebbe espresso un forte allarme per ciò che stava accadendo. Aveva già visto GPT-4, il modello successivo ancora sconosciuto al pubblico. Il successo e la preoccupazione non si escludevano.
Il controllo che non regge alla prova
Nel giugno 2023 Altman spiega che nessuna persona dovrebbe ricevere fiducia incondizionata su una tecnologia simile. Indica nel consiglio di amministrazione, capace di licenziarlo, la garanzia istituzionale.
Il 17 novembre quel consiglio lo rimuove, contestando ufficialmente la sincerità delle sue comunicazioni. Helen Toner, allora consigliera, lo accuserà successivamente di aver trattenuto informazioni, distorto fatti e mentito su questioni di sicurezza.
Microsoft si schiera con lui e gli offre un laboratorio. Oltre 700 dipendenti, quasi tutti, minacciano dimissioni collettive se non tornerà. Fra i firmatari c’è Sutskever, che aveva votato per rimuoverlo.
Nel giro di cinque giorni Altman rientra e il consiglio viene profondamente ricomposto. Il controllo formale esisteva; non ha retto alla pressione di alleati, capitale e dipendenti. La vicenda suggerisce che il potere effettivo non coincidesse con quello scritto nelle regole.
Abbondanza, identità e politica pubblica
Gli investimenti personali aiutano a capire l’ambizione: 375 milioni di dollari in Helion Energy, che promette la fusione nucleare, e 180 milioni in Retro Biosciences, che punta ad allungare la vita umana di dieci anni. Fusione e longevità sono gli obiettivi annunciati dei progetti, non risultati dimostrati dalle cifre investite.
Worldcoin, poi rinominata World, aggiunge l’identità: scansioni dell’iride in cambio di criptovaluta per costruire un sistema globale di riconoscimento degli esseri umani. La domanda sul potere si estende così dall’AI alla verifica biometrica della nostra identità.
Nel saggio del 2021 Moore’s Law for Everything, Altman immagina che l’AI possa dimezzare ogni due anni il costo di ciò che serve per vivere. Intelligenza, energia e longevità abbondanti diventano un imperativo morale, pur senza promettere felicità o la soluzione di ogni problema.
Riconosce però anche il rischio di peggiorare la condizione di milioni di lavoratori. Ha finanziato un esperimento statunitense sul reddito di base universale, presentato come il più lungo del genere nel paese. Le cifre riportate sono oltre 40 milioni di dollari distribuiti a 3.000 partecipanti.
La sua previsione è netta: senza politiche pubbliche adeguate, la maggioranza della popolazione rischia di trovarsi in condizioni peggiori. Nella stessa visione convivono quindi abbondanza tecnologica e necessità di una risposta politica alla redistribuzione dei suoi effetti.
Quando la concorrenza incontra la sicurezza
Nel maggio 2024 la tensione torna nei prodotti. Il lancio di GPT-4o il 13 maggio, un giorno prima della presentazione di Gemini da parte di Google, sarebbe stato anticipato dalla fine dell’anno. Secondo questa ricostruzione, mesi di verifiche di sicurezza sarebbero stati ridotti a una settimana.
Un dipendente ha raccontato che la festa di lancio era già organizzata prima di stabilire se procedere fosse sicuro. Il 14 maggio Sutskever annuncia le dimissioni. Se ne va anche Jan Leike, responsabile del gruppo sui rischi catastrofici, denunciando una sicurezza subordinata all’attrattiva dei nuovi prodotti.
Intanto esplode la controversia sulla voce. Altman richiama sui social Her, il film sull’innamoramento di un uomo per un software doppiato da Scarlett Johansson. L’attrice, che aveva rifiutato mesi prima una collaborazione con OpenAI, giudica la voce proposta quasi indistinguibile dalla propria. OpenAI la ritira.
La lettura critica è che il coinvolgimento emotivo sia parte del prodotto, non un semplice effetto collaterale. Lo stesso Altman racconta di essersi ritrovato a usare formule di cortesia nella modalità vocale, come se dall’altra parte ci fosse una persona. Conoscere il funzionamento del sistema non basta a sottrarsi all’effetto.
Le protezioni personali e la domanda collettiva
Al Senato statunitense Altman riconosce che un fallimento dell’AI potrebbe avere conseguenze gravissime. Sul piano privato ha raccontato preparativi per scenari catastrofici: armi, oro, iodio, antibiotici, una maschera antigas e una proprietà a Big Sur dove rifugiarsi in aereo.
Il contrasto con l’abbondanza promessa a tutti passa anche dai beni che gli vengono attribuiti: una villa da 27 milioni di dollari a San Francisco e una Lexus da quasi un milione di euro. Vegetariano per ragioni etiche dall’età di dieci anni e critico del consumo di carne, ha anche acquistato un ranch a Napa con mucche, seguendo la passione del marito Oliver.
Non sono questi dettagli, da soli, a risolvere la questione dell’AI. Completano però un ritratto in cui l’ambizione universale convive con risorse ed eccezioni molto personali. Altman costruisce una tecnologia che dichiara di temere, mentre si prepara a proteggersi dalle sue possibili conseguenze.
Il giudizio che emerge dai passaggi decisivi è più importante del carattere: fra prudenza e velocità, prevale la velocità; quando un controllo lo ostacola, quel controllo si rivela fragile. La trasparenza sui rischi finisce così per funzionare come una giustificazione per assumerli.
Anche l’allineamento dell’AI ai valori umani lascia aperta una domanda politica: quali valori, e scelti da chi? Un progresso tecnico non decide da solo come distribuire benefici, costi e potere.
Nei prossimi anni Altman resterà probabilmente uno dei protagonisti della corsa alla superintelligenza. Non serve trasformare la discussione in un voto di fiducia sulla sua persona. Serve prendere sul serio gli avvertimenti e chiedersi quali limiti collettivi debbano seguirne, invece di accoglierli come il prezzo inevitabile dell’innovazione.